La bio di Instagram: Best Information Only

bio di instagram

Bio di Instagram

B.I.O

Best Information Only

Ho inventato questo finto acronimo, perché credo riassuma in tre parole ciò che dovrebbe contenere una buona bio di Instagram: BEST INFORMATION ONLY, ovvero “solo le informazioni migliori“, dove per “migliori” si intende utili per far capire chi siamo e cosa facciamo, o meglio, il motivo per cui siamo su Instagram.

Immaginate che la pagina about/chi sono del vostro sito istituzionale sia un bel maglione di lana, di quelli comodi comodi, in cui vi sentite protetti (quale coccola migliore di una intera pagina in cui ci possiamo raccontare al mondo con dovizia di particolari?!), che ha come etichetta il vostro biglietto da visita.

Ora prendete quel maglione, lavatelo a 90°C in lavatrice e cosa otterrete?
Un maglione della Barbie, sicuramente.
Ma, per rimanere nel mondo delle analogie, otterrete la bio di Instagram: una pagina “chi sono” ridotta all’osso (roba che quel maglione alla Barbie arriva all’ombelico) con in più tutte le informazioni cruciali contenute nel nostro biglietto da visita/etichetta salva-capo (e salva contatti).


Prima di arrivare ad analizzare la bio tout court, facciamo un bel ripasso degli elementi che compongono un profilo Instagram, che non guasta.

Il profilo Instagram

Nome utente (nickname, handle)

È il nome univoco che identifica il vostro account Instagram, quella parola che, con la @ davanti, permette di taggarvi.
Questo elemento è una chiave utilizzabile nel motore di ricerca interno ad Instagram: ovvero, se cercate con la lentina @rob.giu, sicuramente salterà fuori il mio profilo.


Foto profilo

Non credo di dover spiegare cosa sia, ma è sempre utile dire che è un elemento imprescindibile e che deve essere riconoscibile: considerate che quell’immagine è davvero piccina picciò, quindi evitate scritte leggibili solo al microscopio.
Meglio un bel logo visibile o il vostro bel faccione.


Nome

È il nome scritto in grassetto sotto la foto profilo, e costituisce anch’esso una chiave utilizzabile nel motore di ricerca interno ad Instagram. Utile, quindi, inserire qui parole attraverso le quali vogliamo farci trovare (nome e cognome, categoria professionale, settore di appartenenza, tipologia di prodotto venduto, ecc..). Occhio, però, i caratteri a disposizione sono solo 30.


Etichetta di categoria

La scritta che vedete in grigio chiaro, presente per i profili business e creator (non sempre, perché è un parametro che può essere nascosto), che si lega alla categoria del profilo Instagram e della pagina Facebook collegata (se esiste).


Bio tout court

(vedi paragrafo successivo)


Link (per gli amici “link in bio”)

È l’unico link che punta all’esterno che il Sig. Instagram concede a tutti (ne esistono altri due tipi, più selettivi: il link allo shop e i link inseribili in swipe up nelle Instagram stories per chi ha più di 10000 follower). È fondamentale inserire un link che permetta alle persone di approfondire la nostra conoscenza: è sempre una buona scelta inserire il link al nostro sito istituzionale ma, se un solo link non ci basta, si può usare un escamotage per far sì che quell’unico collegamento si moltiplichi.

I tool moltiplica link

Esistono molti tool, più o meno gratuiti, per moltiplicare il link in bio: il link rimane sempre uno solo, ma questi tool permettono di creare una mini landing page in cui inserire più link. Il tool più famoso è Linktr.ee, ma ne esistono molti altri sulla falsa riga, come Visit my link, Tap bio, Lnk.bio, ecc…

L’auto-produzione

Se siete degli inguaribili amanti del fai-da-te, potete ottenere un risultato uguale a quello di questi tool utilizzando pagina del vostro sito, cosa che ha almeno due vantaggi:

  1. La pagina del vostro sito è sicuramente coerente con la vostra comunicazione visiva; i tool, invece, potete personalizzarli fino ad un certo punto (o, se in toto, a pagamento)
  2. Così facendo, porterete traffico al vostro sito, porterete le persone direttamente a casa vostra, cosa che aumenta le probabilità che ci rimangano.

Vi propongo questa soluzione alternativa, che secondo me è molto funzionale, anche per rispondere a quella corrente di pensiero che sostiene che Instagram boicotti Linktr.ee (e compagnia): io non credo che si tratti di un boicottaggio riferito specificatamente a questi tool, ma essendo tool di terze parti possono sempre essere soggetti a malfunzionamenti o incappare in blocchi dovuti a cambiamenti delle politiche di Instagram in materia.

PS. Se volete vedere un esempio, potete vedere la mia pagina dei link (che ovviamente trovata linkata nella mia bio di Instagram).


Finiamo quindi con le ultime caratteristiche di ogni profilo Instagram:

Le opzioni di contatto

Possono variare da profilo a profilo (e-mail, numero di telefono, geolocalizzazione dell’attività), ma sono sempre di vitale importanza, perché creano delle occasioni di contatto che esulano dai social stessi. Non avere alcuna opzione di contatto (suvvia, nemmeno la mail?!) equivale a non avere una pagina “contatti” sul proprio sito, né un indirizzo mail messo bene in evidenza. Lo so che accade ancora nel magico mondo del web (ne sono stata testimone in diverse occasioni), ma non è accettabile se abbiamo un sito professionale, e non può accadere nemmeno su un account Instagram professionale.


Le stories in evidenza

Ne ho già parlato diffusamente in questo articolo, per cui non mi dilungherò oltre.


Bio di Instagram = Best Information Only

Last but not least, arriviamo alla bio vera e propria, quei 150 caratteri (spazi inclusi) che ci fanno dannare, perché sembrano non riuscire mai a contenere tutto il nostro essere.

La realtà è che non devono contenere tutto il nostro essere:quei 150 caratteri (spazi inclusi) devono sintetizzare qual è il motivo per cui siamo su Instagram.

[Ovviamente tutto ciò ha senso se la nostra presenza su questo social è per motivi professionali; in caso di utilizzo personale vale la regola aurea “fate come vi pare”]

In quei 150 caratteri spazi inclusi (che, ve lo concedo, sono pochini, e so che sono spesso fonte di frustrazione), ci deve essere l’essenza di ciò che facciamo: possiamo lasciare spazio al nostro pay off, spiegare meglio la nostra professione (che abbiamo magari già dichiarato nel nome o nella categoria), descrivere i nostri servizi/prodotti, raccontare qualcosa della nostra storia, aggiungere qualcosa che dia la cifra di come lavoriamo, di cosa è importante per noi, del nostro mood. Non ci sono “cose giuste” o “cose sbagliate” da inserire, ma è importante ragionare bene sulle “cose essenziali” da comunicare.


Hashtag e tag cliccabili

Se ci è utile, possiamo anche inserire nella nostra bio hashtag e tag cliccabili (che quindi porteranno alla gallery di un hashtag o ad un altro profilo): inutile dire che, essendo strumenti che portano “altrove”, ha senso utilizzarli quando quell'”altrove” sia per noi significativo.

Abbiamo creato un hashtag collegato alla nostra attività, o un hashtag di community (del lancio degli hashtag ho parlato estesamente in questo articolo)? Possiamo metterlo in bio o, se vogliamo che quell’hashtag sia legato a filo doppio proprio a noi, potremmo anche decidere di inserirlo nel nostro nome, in modo che cercando quell’hashtag nel motore di ricerca venga fuori direttamente il nostro profilo.
NON metteremo nella bio un hashtag che utilizziamo ma che non è nostro (e credetemi, ho visto farlo).

La stessa cosa vale per l’inserimento di un tag: ha senso, ad esempio, se siete i fondatori di un progetto/un brand dotato di un suo profilo, che volete sia visibile a colpo d’occhio da chiunque visiti il vostro profilo (lo stesso vale naturalmente al contrario, dove sul profilo di un brand, di un’agenzia, di un progetto ne compaiono i fondatori).
NON mettiamo nella bio il tag al nostro amichetto del cuore (ok, questo non ho visto farlo, ma metto le mani avanti).


Facilitare la sintesi

Proprio per affrontare la caratteristica brevità della bio di Instagram (che la bio di Instagram è breve l’ho detto, vero?!) possiamo avvalerci di mezzi che facilitano la sintesi:

  • gli elenchi (NdR è sempre stato il mio sogno scrivere un elenco in cui uno dei  punti fosse “utilizzare gli elenchi”).
  • le emoji, non come sostitutivi del testo, perché renderebbero la fruizione difficoltosa (a meno di non avere come pubblico degli esperti di pittogrammi), ma per rafforzare i concetti espressi in frasi magari più brevi del solito.

Elenchi ed emoji, oltre a facilitare la sintesi, permettono di dare respiro al testo ed evitare l’effetto “muro di parole” che, in un testo così breve, renderebbe più difficoltosa la lettura: elenchi ed emoji ci aiutano a guidare l’occhio di chi legge, a far capire le cose importanti e, perché no, ad incuriosire, per far sì che si finisca a cliccare sul nostro link in bio.

Un’ultima cosa: non cambiate spesso la bio di Instagram, ma solo quando ci siano dei cambiamenti in ciò che fate o se volete apportare migliorie sostanziali nella forma o nei contenuti. Questo non ha nulla a che vedere con la funzionalità della bio stessa per Instagram, ma è per non rischiare di confondere i vostri follower, che penseranno altrimenti di avere sempre a che fare con una persona diversa (o con qualcuno che ha difficoltà ad identificarsi o a descriversi).


Una postilla sui cambiamenti

La stessa cosa vale ancor più per la foto profilo, il nome utente ed il nome: sono tutti elementi modificabili ed è giusto intervenire quando ve ne sia ragione (un nuovo servizio fotografico di branding, un rebranding che ha portato al cambio del nome della vostra attività, un cambiamento professionale che vi ha portato ad inserire nel nome di Instagram delle caratteristiche nuove), ma non è bene esagerare, perché quelli sono gli elementi che vi rendono immediatamente riconoscibili al vostro pubblico.
Se cambiate troppo spesso, rischiate di diventare sfuggenti, ancor più in un social che ha una velocità di fruizione altissima.


E per finire, una domanda: riguardatela ora, la vostra bio di Instagram.
La lascereste uguale o cambiereste qualcosa?

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